Aleandro Torrini

Nato a Firenze Diplomato all'Istituto "Professionale L. da Vinci di Firenze nel 1969.

Ama definire il suo laboratorio odontotecnico una "BOTTEGA ARTIGIANA. Tiene corsi e conferenze sulla ceramica seguendo vari tipi di tecniche con particolare attenzione alla morfologia e al colore.

Vive e lavora a Firenze.

Passano gli anni e le mode, ma la porcellana.........

Prendo spunto dall'Amarcord del collega Fibbiani Giancarlo per parlare di porcellana.

In passato i Maestri, si sono distinti fra tutti perchè hanno saputo plasmare materiali che pur essendo, per l'epoca, già validi non avevano ancora raggiunto quei livelli di perfezione che hanno i materiali di oggi.

Viene quindi istintivo porsi delle domande:

1) Noi vogliamo fare della porcellana (per quanto bella sia) oppure avvicinarci il più possibile al dente naturale???????????

2) Pensiamo che tutto ciò che costruiamo sia fine a se stesso, oppure ci rendiamo veramente conto che il nostro manufatto andrà a finire in un ambiente nel quale potrà addirittura incidere sul profilo psicologico di chi lo riceve?????????

Quante volte mentre costruiamo i nostri "falsi d'autore" ( o meglio copie d'autore), riflettiamo seriamente su queste cose?!?!

Ma passando alla stratificazione vera e propria, la mia convinzione è quella che si debba partire sempre diversificando gli opachi, proprio per il concetto della riflessione della luce (Foto 1), per poi inserire delle dentine opache create individualmente (Foto 2)

Ricostruzione dei 2 incisivi centrali

Noi abbiamo sicuramente molte possibilità in più proprio per l'altissimo livello qualitativo dei prodotti attualmente in commercio, e la nostra professione può talvolta essere considerata anche una forma di arte.

Abbiamo però dei limiti impostici dal risultato che dobbiamo ottenere.

Queste faranno sì che la luce si rifletta in un certo modo in varie parti del dente, non solo nei soliti spazi interdentali o nei colletti (niente ci vieta di immergerle nella forma primaria della dentina).

Penso che si debbamo cambiare, anche se leggermente, anche le dentine secondarie (Foto 3) dato che anche il dente naturale potrà presentare degli spessori diversi di dentina e quindi una diversa intensità di tinta.

Nel caso poi di una ricostruzione totale (Foto 4) diventa fondamentale la diversificazione, in quanto l'occhio non sarà mai disturbato dall'imperfezione, ma semmai attratto dal perfetto innaturale.

Come dicevo sopra, già da oggi ma, particolarmente dal futuro prossimo, avremo a disposizione altri materiali costruiti con concezioni diverse, che daranno modo alla nostra creatività di esprimersi in quello che io considero il massimo dell'estetica, e cioè la Ceramica Integrale (Foto 5).

Le tecniche e le ceramiche attuali ci permettono (rifacendosi ai concetti ed insegnamenti dei nostri Maestri) di creare con estrema facilità sia dei buoni colori, sia di poter agire nel rispetto di Trasparenze, Chiusure Marginali, Tinta, Valore e Croma (come nei due Centrali delle Foto 6 e 7).

Lo stesso concetto vale per l'opalescenza (come nei 4 incisivi della Foto 8) oltre a pigmentazioni interne non ottenute con i consueti ossidi metallici (Foto 9).

Tutto ciò naturalmente non ha molto valore se non viene abbinato ad una forma ed a una tessitura appropriate come nel caso del +1 della Foto 10.

Molte sarebbero le riflessioni da fare, ma resta soprattutto importante quella che i Maestri ci hanno insegnato e cioè che con la tenacia, l'umiltà e la voglia di conoscenza tutti possono ottenere grandi risultati, specialmente oggi che abbiamo il grande vantaggio di lavorare con materiali di altissima qualità ed adatti ad ogni tipo di esigenza.

Questo è un vantaggio che i Maestri non hanno avuto, ed è per questo che provo ancora oggi ammirazione e gratitudine nei loro confronti.